"...Passu e spassu ri lu Paiseddu

sira e matina e taliu stu rrogghiu.

Su fatti li lancetti i virricheddu,

i 'nnummira su scritti all'agghia e l'ogghiu.

Vaiu e salutu a ma cumpari beddu,

mi rati a biviri, ma nun ni vogghiu..."

Santo Raffa

I versi sono quelli di una canzone che i carrettieri di una volta cantavano passando da Cassibile "u  Paiseddu", e danno l'esatta sensazione di come questa frazione di Siracusa, resa famosa alla fine dell'ultimo conflitto dall'accordo con gli americani, fosse allora una strada con poche case, da cui si passava per andare o venire dal lavoro e in cui l'occhiata all'orologio era sinonimo di qualche cosa che si andava a fare. 

E di volta in volta le lancette erano fatte " di virricheddu", simbolo del lavoro, e le ore erano il desiderio di un fumante piatto di pasta "all'agghia e l'ogghiu". 

Anche le amicizie che a Cassibile si potevano fare erano passeggere, un saluto " al caro compare", ma senza potersi fermare neanche a bere un bicchiere di vino perchè l'orologio ti diceva che dovevi andare.

I carrettieri di passaggio a Cassibile erano avolesi, netini, siracusani e da tutte le parti della provincia, per cui, qui il dialetto siracusano riceveva gli influssi dei paesi limitrofi.Nella trascrizione è stata rispettata al massimo la terminologia iniziale, frutto di cultura tramandata verbalmente.

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